MARGHERITA CITI - MESMERIZED BY THE SPECTACLE - SABATO 27 GIUGNO 2026

Sabato 27 giugno 2026,  con orario 10 – 20 no stop,  lo Studio Elisi propone: Mesmerized by the spectacle di Margherita Citi a cura di Anna Rita Chiocca e Sandro Bottari.


Margherita Citi - Mesmerized by the spectacle

Testo di Anna Rita Chiocca

Margherita Citi (1996) vive e lavora tra Milano, dove ha lo studio, e Livorno dove è nata.

In un percorso di studi transdisciplinare, che la vede prima alla Facoltà di Fisica e Astrofisica, poi alla APAB Scuola Internazionale di Comunicazione Visiva, a Firenze, infine all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove si laurea in Nuove Tecnologie dell'Arte, intreccia pensiero scientifico e ricerca artistica. La sua indagine consiste principalmente nel trasformare i metodi scientifici di costruzione dei sistemi complessi in forme standardizzate e indagare i metodi di trasformazione della natura in oggetto di consumo.

A pratiche come fotografia e video, utilizzate in Composizione di un corpo vuoto 2020, Il grottesco delle grafiche meteorologiche 2023, Il fascino della sirena 2023, ultimamente annette alla sua ricerca prassi proprie del design e moda, con l’utilizzo di materiali a bassa tecnologia, tessuti da tappezzeria, imbottiture e rivestimenti, pelliccia sintetica, accessori. L’ultimo progetto, Galaxies 2026, è la traduzione semplificata dei sistemi cosmici complessi in una decorazione a parete ovvero una galassia realizzata con cuoricini tridimensionali adesivi in varie tonalità di rosa. Nient’altro che la rappresentazione banalizzata dell’Universo secondo una visione stereotipata, che include pure quello della bambina/principessa addestrata a vedere solo cuoricini rosa.

Rimarcando la banalizzazione della comunicazione scientifica riguardo l’ambiente e la natura, in Costumes 2024 e Soft toys 2025, i due progetti ossatura di Mesmerized by the spectacle rileva quanto un fenomeno narrativo molto diffuso, l’antropizzazione della natura, dove il corpo animale e vegetale è riconosciuto nella sua dignità solo poiché simile agli umani e in quanto tale rispettato, sia presente nel racconto scientifico divulgativo quanto in contesti di fiction; scelta estetica e comunicativa che ha trasformato la narrazione del mondo naturale secondo codici di riconoscimento che sono da una parte normalizzazione, dall’altra controllo.

Mesmerized by the spectacle nasce e si sviluppa a partire da Costumes 2024, ideato come seriale, concepito in un numero indefinito di sculture multi-materiche, pensate nella forma di installazione contestuale. <<Una riflessione in cui l’indumento è pensato come dispositivo di contenimento e di distinzione tra specie, una membrana identificativa che traccia i confini di protezione, e l’antropomorfismo come metro di selezione, per cui ciò che richiama la forma umana viene riconosciuto, legittimato e interpretato. Da qui la volontà di realizzare dei costumi che seguono le silhouette della vegetazione, negando l’accesso ad altri corpi e generando nuovi spazi simbolici, in grado di rompere il perimetro antropocentrico e di attribuire presenza, complessità, centralità a forme che normalmente sono considerate accessorie.>>

Uno spazio importante è occupato da alcune sculture tratte da Soft toys 2025, nel quale Margherita si pone l’obiettivo di riscrivere il linguaggio artificioso utilizzato per rappresentare forme animali e vegetali nei peluche. <<Attraverso la loro traduzione in peluche, viene lasciato spazio a un’estetica fatta di forme più reali e meno rassicuranti. I rami sono inoltre costretti in elementi di scarto che negano ogni funzione consolatoria. La trasformazione della natura in oggetto diventa qui uno strumento per interrogare i meccanismi attraverso cui decidiamo cosa merita attenzione e cosa può essere consumato.>> I suoi comfort object non sono tondi, non hanno occhi grandi da cuccioli, non ispirano tenerezza, al contrario sono ispirati a rami di alberi che tra ganci, fascette, lacci, calze di lycra evocano la pratica del bondage. Aprendosi al perturbante, mette in discussione la linea narrativa comune legata ad un’estetica consolatoria e a forme infantilizzate. Entrambi i progetti esprimono qualcosa di costrittivo e innaturale pur lasciando spazio a libertà, travestimento e teatralizzazione.

A partire da queste riflessioni, allo Studio Elisi costruisce un atelier sartoriale, un laboratorio di utopia nel quale realizzare abiti per alcune piante trovate casualmente in aree marginali di alcuni centri urbani. Dapprima traccia un rapido croquis (una prima bozza del figurino), progetta e cuce l’abito e infine ne racconta la storia, in una sorta di memorie. Gli abiti realizzati su misura accompagnano la silhouette, non modificano i connotati della pianta poiché i tessuti scelti richiamano nei colori e nella texture l’epidermide delle foglie e la corteccia del fusto. L’abito è identità, contenitore di spazio minimo inviolabile che può essere percepito anche come camouflage, teatralizzazione, esibizione.

Che si tratti di piante in vaso, spostate a seconda del punto luce della casa, dell’arredamento, dei nostri gusti, che sia la pianificazione di un giardino secondo schemi ideologici ed estetici, la natura che sperimentiamo nella nostra esistenza è sempre riferita all’essere umano, ai suoi bisogni pratici o estetici. Come i vasi, anche gli indumenti appesi alle grucce, possono essere spostati. Alle piante resta quella piccola porzione di spazio tra stoffa ed epidermide, un interstizio di libertà, nel quale lasciare depositare meraviglia, il sogno di un’altra esistenza, un rifugio. Non è difficile associare tale condizione esistenziale a quelle vissute in contesti di intolleranza, costrizione, abuso, mancanza di libertà.

Il corpo in tutte le sue forme, anche da una prospettiva non umana, ha un ruolo fondamentale per l’emancipazione di sé. L’abbigliamento fa parte di questo processo poiché quello che indossiamo o non indossiamo, non è solo un vestito. Nella divisione in caste dei regimi teocratici l’abbigliamento è incorporato nel corpo: perché niente sfugga al controllo vige un rigido codice, per cui indossare o non indossare un abito fa la differenza e a volte può mettere a rischio la libertà o vita. In Europa, il processo di apertura verso la libertà di abbigliamento nasce in Francia, con l’abolizione del regolamento sui codici di abbigliamento degli Stati Generali, il 15 ottobre del 1789, codice che prevedeva una divisione in classi gerarchicamente visibile nell’abito, i cui confini non potevano essere assolutamente superati e, prosegue con il decreto della Convenzione del 29 ottobre 1793, che delibera l’assoluta di libertà di abbigliamento per tutti i cittadini. Un vestito è sempre portatore di segni sociali e politici, rappresenta la sostanza di ciò che il corpo è quando indossa certi abiti.

Per approfondire:

https://www.researchcatalogue.net/view/3790029/3791902

https://www.ifecollective.it/it/projects/rejected-loop-di-margherita-citi-e-giulia-gaffo